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lunedì 27 marzo 2017

Pensavo non servisse una legge contro l'omofobia..

Un piccolo resoconto sullo spettacolo di Povia e dell’avvocato Amato.

Ho aspettato oggi per vedere se il Gdv rinsaviva e qualcuno di Cornedo e della scuola prendesse le distanze su quanto accaduto, ma solo una lettera del dirigente scolastico oggi stigmatizzava l’accaduto, mentre per il Gdv ieri lo spettacolo è filato via liscio ed è stato un successone.
Per la seconda ha ragione, Cornedo, dando oltretutto il patrocinio del comune, ha dimostrato tutta la sua statura civile riempiendo la povera scuola che, essendo luogo di formazione, probabilmente vibrava sgomenta nelle sue stesse mura.
Ma non tutto è filato liscio, perché una voce, una, la mia, unica in tutta la sala si è fatta sentire interrompendo lo spettacolo disgustoso, disgustato, quando, con perifrasi delinquenziali, si paragonava la lobby gay al nazismo, e quindi ai campi di concentramento.
Una madre la fila sotto di me chiudeva le orecchie la figlio, urlando di non ascoltare quello che dicevo, mentre ricordavo che gli omosessuali venivano condotti ai campi di concentramento.
Nel mentre alla tutte le persone intorno mi apostrofavano sbeffeggiandomi con urla, ululati e lazzi, invitandomi anche fisicamente ad uscire. Un vero e proprio dibattito insomma. Tra una persona pensante e un branco di selvaggi.
Dimenticando immemori che gli stessi omosessuali sono stati tra quelli che hanno fatto la stessa fine, grazie proprio a personaggi come quelli sul palco e, purtroppo anche a quelli che applaudivano, che salutavano con commenti beceri e volgari le diapositive omofobe che venivano proiettate sul palco a corroborare se ce ne fosse bisogno, il comizio immondo che si stava completando sul palco.
Fino ad arrivare, presentandola come unica cura per gli omosessuali, a proiettare una gigantesca supposta con scritto “Eterox” a tutto schermo.
A tutto c’è un limite, nel mentre i figli di questa genia di ignoranti violentano un ragazzino disabile, come a Giuliano, o mettono una pigna in culo a un ragazzino a Vigevano, dopo averlo appeso nudo a testa in giù.
Quella diapositiva proiettata in una scuola è un reato, si chiama istigazione a delinquere. E ricorda tanto il manganello e l’olio di ricino.
Potrei scrivere ore raccontandovi di uno spettacolo dove il dibattito non c’è stato, mi è stato concesso di iniziare a parlare solo alla fine, e mi è stato tolto il microfono subito dopo, ovviamente soverchiato dalla contestazione dell’onorevole platea.
Uno spettacolo dove a sostenere la ricostruzione falsa e menzognera della famiglia giuridica sono state proiettate slide in tedesco, spagnolo, latino, greco, cirillico e financo in svedese, davanti a una platea che applaudiva beota.
Ora, sinceramente, non ho avuto l’impressione di una così profonda conoscenza delle lingue antiche intorno a me, per usare un eufemismo.
Chiudo con una perla: un signore, che mi si è avvicinato apostrofandomi duramente per aver ricordato Wojtyla affacciato alla finestra con Pinochet, ha chiuso così minaccioso: “lassa stare i santi DIO P…O”.
Poveri noi.


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